Luca Rossi

 

Ho 52 anni e pratico il Rebirthing Transpersonale da 17 anni. Ho conseguito il diploma di Rebirther nel corso didattico presso la scuola del Dott. F. F. Gallerani ad Asti nel 2002 e condivido l'approccio integrale di Ken Wilber. Ho insegnato questa pratica in alcune comunità terapeutiche per tossicodipendenti del Lazio nel periodo 2016/2017.

 

La mia prima seduta

Nel periodo in cui ho conosciuto il Rebirthing Transpersonale il mio stato d’ansia raggiunse il picco maggiore della mia sofferenza: la dolorosa separazione con mia moglie in terra straniera (ero sposato ad una donna neozelandese) solo, inquieto, cercavo di placare "le voci" con l’alcool con effetto devastante.

Fu allora che un mio carissimo amico dall’Italia mi venne a trovare ad Auckland e mi parlò del Rebirthing e un pomeriggio, mentre mi spiegava la tecnica, decisi di provare. Mi disse di come la respirazione dovesse essere, ampia e profonda e così feci.
Sdraiato sul materassino e con l’ausilio di musica molto suggestiva, seguii le indicazioni e dopo un po’ che respiravo, cominciai a percepire un’irrigidimento degli arti: mani, avambracci, polpacci, quasi come dei crampi acuti.
Sentii paura ma ero determinato e cercai di volgere l’attenzione al respiro che ora andava come in automatico, l’irrigidimento, calando d’intensità, lasciava spazio ad un flusso d’energia, proprio come un’onda che mi pervadeva tutto. Scoppiai in un pianto ininterrotto (non piangevo da una decina d’anni), tutto comprendeva quel pianto, un pianto antico, represso.

Poi, una "visione" chiara, nitida: io da piccolo e mia madre (morta di cancro nel 1987) che mi stringe al suo petto e cullandomi mi guarda. Ora piangevo e ridevo allo stesso tempo.
Il mio corpo era pervaso da un’amore mai sentito così, una incommensurabile gioia nel ricontattare mia madre, contatto che era stato drasticamente interrotto, dentro me, dal giorno della sua morte; il dolore del suo abbandono non me lo aveva mai permesso e invece ora era lì, splendida, che mi amava e mi rasserenava.

Poi la respirazione si fece più lenta e rilassata e scivolai in uno stato di beatitudine interiore per almeno una quarantina di minuti, così mi disse il mio amico che mi aveva assistito.

Uno stato che fino a 3 ore prima l’inizio della seduta era un’ipotesi irrealizzabile, utopica.

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